Come nasce Progetto baobab
Non si riesce proprio a descrivere l’amore che mettono in opera, in ogni secondo della loro vita, per vedere spuntare un sorriso sul volto di chi hanno davanti. Non è consentito loro il privilegio di vivere, come molti, in mezzo a tante comodità e molte cose inutili, la loro vita è fatta di cose indispensabili, come il cibo, per il pasto giornaliero, la medicina per guarire la malaria o la brutta ferita. Non ci sono cose superflue, in quella terra, tutto serve ad un preciso scopo esistenziale. E’ questa essenzialità che cattura l’animo, che incoraggia a spendere ogni attimo della propria esistenza a prodigarsi perché l’essenziale ci sia sempre, in ogni occasione, di buon raccolto o di cattiva stagione. Il missionario vede chi sta male e lo assiste, lo incoraggia, lo incalza a riprendere la via della sopravvivenza. Nella grande consolante missione si riparano spesso molte persone che non hanno sufficienti risorse per sopravvivere ed i missionari gioiscono nel vederli rivivere e riprendere quelle necessarie forze per continuare il loro percorso di vita. I missionari sono persone uniche, non esiste nulla di simile, nella nostra normale “civiltà”, loro si dedicano veramente alla corretta interpretazione della parola di Dio, non hanno il minimo dubbio su ciò che significa “ama il tuo prossimo come te stesso” e loro cominciano prima ad amare il prossimo, poi, se ne avanza, c’è qualcosa anche per essi.. Non si curano mai di salvaguardarsi qualcosa per il domani, la loro esistenza è basata sulla quotidianità della Provvidenza Divina, e tutto funziona con perfetto sincronismo. “Dai se vuoi ricevere”, è questa la legge universale! Noi abbiamo deciso di
“dare” ma non con l’intento di ricevere, dare e basta … poi … Per ora, la nostra intenzione è quella di ricevere almeno un sorriso, poi, se riceveremo qualcos’altro, vedremo come reinvestirlo in beneficenza.
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