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Ci sono molte situazioni con argomenti scottanti, ma sicuramente il settore giudiziario è uno di quelli più chiacchierato e controverso. Il dibattito più acceso si svolge intorno al sistema in cui vengono condannate tante persone con argomentazioni surrettizie e ragionamenti contorti che quasi sempre rispondono più ad una esigenza di salvaguardia della propria funzione pubblica che ad una vera ricerca della verità e del reale svolgimento dei fatti. Si riscontrano poi, ancora situazioni in cui la ripicca personale tracima dalla toga e si riversa su poveri individui che hanno la sola colpa di essere stati un po’ irruenti nel rimostrare la violenza morale e fisica subita ingiustamente. E’ il caso di un mio carissimo amico, che è colpevole di tutta questa irriverente irruenza, che ha messo in cattiva luce il discutibile operato di magistrati che hanno sommariamente ipotizzato reati che non sono stati commessi e poi, una volta messi di fronte alle loro oggettive responsabilità, non hanno riconosciuto i loro errori, ma hanno addirittura rilanciato accuse sommarie verso una persona che non aveva in alcun modo preso parte a disegni criminosi, frutto più della fantasia loro che della realtà. E’ molto spiacevole ritrovarsi in situazioni estremamente delicate in cui basta una sola parola per condurci in un baratro senza fondo, e ciò che più rattrista è il fatto che, questa sola parola possa essere non solo fraintesa, ma manipolata a dovere per essere adoperata come arma di accusa. E’ questo, ciò che quei giudici hanno compiuto nei confronti di questa persona, condannandolo ad una pena non solo lunghissima, ma assolutamente ingiusta ed inoppugnabile. Ciò che più rattrista, in questa situazione, pena e disagi a parte, è il doversi sentire indifesi contro queste persone che possono decidere arbitrariamente, e senza la necessità di prove certe, sul destino di persone che non hanno che la sola colpa di esprimere il loro dissenso e la forza di denunciarli pubblicamente. Non ci sono giustificazioni per atti compiuti con tale cinismo e sconsideratezza, questi individui gretti ed incivili non sono e non possono essere considerati rappresentanti della giustizia, come non possono essere giustificati coloro che permettono loro di operare in un clima di omertà disdicevole che non ci rende certo onore, né a noi come cittadini né a loro come individui, a maggior ragione come rappresentanti della giustizia. Non ci si rende conto che la ripicca personale è già un crimine di per sé, e chi la mette in opera per sua personale opinione compie non solo un peccato di presunzione, ma, operando a discapito di qualcun altro compie un ulteriore crimine. La situazione in cui ci si trova è disdicevole per entrambi, per chi deve subire ingiustamente e per chi deve giudicare, che non avendo l’appoggio della verità si ritrova a costruire castelli in aria pur di salvare una faccia che non ha. Il dovere di mantenere una posizione di accusa in qualsiasi situazione è il grande paradosso del sistema giudiziario attuale, non si ricerca la vera situazione dei fatti, ma si cerca di costruire artificiosamente una situazione in cui collimino tutta una serie di elementi che portino a condannare una persona. Non importa se questi elementi siano surrettizi, l’importante, oltre a salvare la faccia, è che questi elementi costituiscano una situazione credibile. La reale situazione dei fatti, e la sua dimostrazione pratica, spetta alla difesa, ma se questa difesa non sa esporre con grande circostanzialità i fatti reali, non può che soccombere a questa cieca ed inopportuna sopraffazione. Non ci si può certo rassegnare a questo sistema assolutamente ingiusto ed incoerente, come non ci si può rassegnare a subire le ingiuste condanne inflitte per pura ed insostenibile orgogliosa stupidità. Non si può essere rappresentanti di un grande ministero, quale la Giustizia, e macchiarsi di infamanti condanne che altra giustificazione non hanno se non il proprio amore per la propria cinica personalità. E’il momento di denunciare pubblicamente queste persone che non rispettano il loro mandato e non ci rendono onorevole giustizia. |