|
|
Si sente spesso parlare di “normale”, di congruo, di omologazioni, ma cosa significa tutto ciò? Quali sono i parametri di riferimento per definire una situazione “normale”? Forse ci si riferisce a ciò che fa tutta la gente in concomitanza di determinate situazioni, o ancora si prende come “normale” il comportamento di migliaia di persone in un certo contesto, ma proviamo ad analizzare proprio il termine “normale”, potremmo definirlo come una parola che descrive una condizione od uno stato di fatto, ma cosa diremmo se il termine “normale” fosse adattato ad una situazione di disagio causata dal contesto creato da migliaia di persone? Anche in questo caso è inserito in un ampio contesto, ma descrive una condizione completamente diversa da ciò che rispecchia il nostro primo concetto di “normalità”. Cosa conduce a determinare uno stato di normalità? Forse una perdurante situazione di essere in un certo stato di fatto, o una condizione di vita che denota una certa stabilità, ma le cose non sono simili per ogni condizione sociale, la nostra normalità non è la stessa di un popolo che vive in un altro contesto sociale, e persino nello stesso contesto sociale esistono diversi parametri di definizione di questo concetto. Ciò che sembra corretto e giusto in una società può non coincidere con la sensibilità di un certo ceto sociale e sensibilizzare le persone che compongono una certa casta potrebbe condizionare il loro comportamento in modo da modificarne i concetti di normalità. E allora? Come regolarsi su questo concetto così importante? Quali sono i parametri di relazione che bisogna considerare? Non è semplice, non è possibile stabilire una regola valida per tutti. La regola, comunque, che dovrebbe sempre sovrastare ogni considerazione, è quella del rispetto dell’altrui pensiero, la libertà di esprimersi in modo consentito, senza che questa espressione possa essere confusa con il manifesto intento di creare danno o impedire la libertà di anticipare le proprie idee. Non si può criticare nessuno per una propria visione singolare della vita, né si può convincere nessuno che la propria visione del mondo è migliore. Tutto questo ha un solo comune denominatore, la “tirannia”! E’ su questa base assurda che nascono guerre ed espressioni violente, la diversa condizione di “normalità”. |