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C’è molto fermento, in casa del Papa, si sentono voci strane, per un ambiente così serenamente concepito, sembra che il mondo non si senta più in dovere di seguire la Santa Romana Chiesa.
Forse il mondo ha ragione, ma questo la Chiesa non vuole ammetterlo e tanto meno sottomettersi al cambiamento dei tempi.
La gente non è più quella del medioevo, che temeva il giudizio divino, ora è la Chiesa stessa a doversi sottomettere a tale giudizio, e questo per stata in grado di capire le necessità del popolo e le
ragioni del cambiamento delle coscienze.
La Chiesa è sempre stata immobile nei suoi dogmi e non si mai resa conto della normale vita che ognuno di noi vive, e che deve adeguarsi alle necessità quotidiane di integrazione e di tolleranza.
La nostra società si sta avviando verso una grande fusione di culture molto diverse tra loro e molto contrastanti nei principi e nei doveri verso il prossimo, è necessario individuare il comune denominatore di queste
civiltà e fare leva su di esso per riuscire ad ottenere una integrazione che possa permettere una convivenza pacifica.
Il problema non si presenta solo con popolazioni diverse, provenienti dalla normale immigrazione, ma soprattutto con la popolazione oriunda, all’interno della quale crescono i dissensi e le tensioni sociali.
Non è più pensabile consolare la gente con una benedizione del Papa, la gente comune ha
ben altri problemi, che il papa non vuole immaginare e non riesce a definire come priorità insostituibili.
La Chiesa è sulla strada del declino e non risorgerà facilmente da questa sua arrogante posizione, che la colloca al di fuori del senso comune della gente.
Non sarà certo facile, cambiare la mentalità e le strutture faragginose della Chiesa, ma sarà un’operazione indispensabile, se vorrà continuare nella sua opera pastorale.
L’immagine di oggi, della Chiesa, è pervasa da situazioni che si intrecciano tra gli scandali dell’omosessualità e gli intrighi economici, non è certo questa l’intenzione primordiale che Cristo aveva in mente per i suoi seguaci.
La povertà doveva essere il vessillo dei suoi apostoli, e non certo l’opulenza e la grande maestria nella raccolta dei denari.
Ciò che la Chiesa oggi compie, non è certo concretamente assimilabile con i principi ai quali dice di ispirarsi, e non è più possibile abbagliare i credenti con storielle ricche di buoni propositi, ma povere di concrete azioni.
I vari tentativi di condurre in porto operazioni di facciata non sono più efficaci, la gente non è più così disinformata, si interessa e cerca di capire dove vadano i soldi che dona in beneficenza, e si accorge sempre di più che le loro speranze sono disattese.
I fondi vengono distratti per costruire beni immobili, e quei poveri beni “mobili” che muoiono di fame, continuano a muoversi in cerca di cibo e di
speranza.
Non sarà certo impresa da poco, capire che non è con i mattoni che si costruisce la fede, ma con l’amore che Cristo ha cercato di infondere nei suoi seguaci, e che la Chiesa ha perso per strada da parecchi secoli.
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