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Stavo per metterlo insieme a tutta l'altra cartaccia, e poi, qualcosa mi ha trattenuto ed ho dato una sbirciata. "FACCIAMO CHIAREZZA", è scritto a caratteri cubitali sul fogliettino che accompagna la bolletta del gas. Il trafiletto fa riferimento alla diattriba sull'IVA del gas e dice che l'agenzia delle entrate pretende che l'aliquota del 10%, al posto del 20%, sia applicata ai consumi che hanno misurazione "certa" per uso cottura ed acqua calda. Mi fa sorridere la giustificazione dell’azienda del gas, che ci suggerisce che l'installazione di 2 contatori sarebbe sicuramente antieconomica. Mi fa sorridere perchè sicuramente non sono riusciti a trovare una giustificazione migliore, e ... l'hanno buttata lì ... come si suol dire. Non ho una poderosa memoria, però, mi sembra di ricordare che il riscaldamento si possa accendere solo in certi periodi dell'anno, e questo non solo perchè sia stato decretato da qualcuno, forse proprio da quelli che pretendono l'iva ... non so ... la mia memoria gioca brutti scherzi, ma anche perchè il senso comune popolare avrebbe molto da ridire constatando che c'è molta gente che accende i termosifoni da Giugno a Settembre! Ahh ... ma è vero, siamo in pieno sconvolgimento climatico, e l'ufficio delle entrate, che è molto previdente, sa che potrebbe esserci questo rischio, ed allora ci racconta che il decreto ministeriale che regola l'accensione degli impianti di riscaldamento, per loro non vale perchè non tiene conto di queste possibili catastrofi. Cari signori, ma perchè non ci raccontate che pur di mungerci soldi si attaccano anche ai peli del c...! Niente di personale, non è certo contro l'azienda del gas, il mio sfogo, però consentitemi di sentirmi preso ancora una volta per i fondelli. Mi viene tanto da pensare ad un mio caro amico che diceva spesso "raccontane un'altra, che intanto credo a questa". Magari potevate studiarla un po' meglio, questa scusa. E' un po' come il famoso "conto energia" che da anni ci munge l'ENEL, che avrebbe dovuto spendere quei soldi in energie rinnovabili, pulite, ecologiche, invece quei 18 mila miliardi sono finiti per bruciare derivati del petrolio ed inceneritori di rifiuti. Che tristezza ... che frustrazione ... che senso di impotenza Pare che a tuttoggi, sia da parte degli uffici comunali che da parte della società del gas, da me sollecitata sull’argomento, non sia arrivata nessuna risposta sull’argomento. Vediamo di mettere in atto un “fai da te” per capire un po’ come stanno le cose. In effetti, il Ministero delle Finanze, nella emanazione della circolare n. 82 del 7 aprile 1999, resta alquanto “fumoso” e sembra lasciare alle aziende distributrici la verifica dei consumi in relazione all’applicabilità delle due aliquote IVA, poi, afferma che il consumo deve essere “certo” per quanto riguarda l’utilizzo come cottura e acqua per i sanitari. Non si cura minimamente del fatto che durante il periodo invernale si utilizzi il metano anche per questi usi e non solo per il riscaldamento, ipotizza che anche in estate ci possano essere remote possibilità di accensione dei riscaldamenti, ed allora, visto che il consumo potrebbe essere promiscuo, decide di applicare l’iva al 20% anche sui consummi estivi. Ovviamente dimentica, forse volutamente, di un decreto ministeriale il DPR 412/93 del 26/08/93, che stabilisce i periodi di accensione degli impianti di riscaldamento in base a fasce climatiche, in cui è la legge che dice sostanzialmente che tutto quello che passa nel contatore del gas, in quel periodo, deve essere esclusivamente utilizzato per usi diversi dal riscaldamento. Ma non solo, non si accorge nemmeno che sulle bollette viene applicata l’iva su di un’imposta, fatto assurdo ed iniquo, ma appena se ne accorge emana un altro decreto in cui dice che “va bene così”! Per capire come stiano le cose bisogna dare un’occhiata alle proposte di legge, in materia, presentate dal deputato GIANCARLO GIORGETTI visibile al link http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/stampati/sk0500/frontesp /0042.htm Che inizia con queste parole: “ Onorevoli Colleghi! - E' ormai da anni che si infliggono ai cittadini di tutto il Paese gabelle fiscali all'interno del sistema tariffario e di tassazione gravante sull'utilizzo del gas metano. Nella fattispecie si fa riferimento all'imposta sul valore aggiunto (IVA), la cui base imponibile ricomprende anche le già consistenti imposte di consumo (imposta erariale di consumo, addizionale regionale, eccetera), con l'effetto di fare pagare ai cittadini imposte calcolate su imposte; la giustificazione a tale doppia imposizione è paradossale: ai sensi dell'articolo 13 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, la base imponibile, agli effetti dell'IVA, per le cessioni di beni e per le prestazioni di servizi, è costituita dall'ammontare complessivo di tutto ciò che è dovuto all'azienda del gas, compresi gli oneri di qualsiasi genere posti a carico dell'acquirente del bene o del committente del servizio; in altre parole, tutto ciò che per il produttore (azienda erogatrice) è costo, quindi anche le imposte erariali, costituisce base imponibile IVA. Altra palese iniquità, che rasenta la truffa legalizzata, perpetrata ai danni dell'utente, afferisce l'applicazione delle aliquote IVA: l'amministrazione finanziaria ha precisato che le forniture di gas metano per uso domestico di cottura di cibi e per produzione di acqua calda (di cui alla tariffa T1), godono di una aliquota IVA agevolata del 10 per cento; diversamente, usi quali il riscaldamento domestico, di cui alla tariffa T2, sono soggetti all'ordinaria aliquota del 20 per cento. E ancora dai deputati RUSSO SPENA, VENDOLA visibile al link http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/stampati/sk2500/frontesp /2266.htm in un capoverso … “E' perlomeno opportuno chiedersi con che logica e diritto le aziende erogatrici di gas metano possano impunemente permettersi di stravolgere il dettato di legge, fissando imposte a proprio piacimento, imposte che, certo, non gravano sul loro bilancio, ma su quello delle famiglie italiane, che, ci pare, sono già sufficientemente gravate ed inoltre mentre le imprese che versano anch'esse, un'aliquota IVA del 20 per cento sull'utilizzo di gas metano, possono scaricare detto onere passivo, il cittadino, ovviamente, non può farlo. E' stato risposto che, data la presenza nelle abitazioni di un unico contatore, non è possibile distinguere il consumo di gas per usi domestici da quello per il riscaldamento, rendendosi inevitabile un uso promiscuo del gas metano, per il quale andrebbe applicata l'aliquota del 20 per cento, ma è chiaro che questa giustificazione è incongrua e non accettabile.” Ovviamente, queste proposte giacciono ancora nel cassetto. Sembrerebbe che non ci fosse via di scampo, ma non è così! Qualcuno si ribella e cita le aziende distributrici, ed allora i giudici di pace cominciano e rendere giustizia, lo fa il Giudice di pace di Massa con sentenza n. 242 del 2001, Giudice di pace di Lamezia Terme con una sentenza del 7.2.04, il Giudice di Pace di Ancona, ed altri, che condannano le aziende erogatrici a rimborsare il maltolto ed a risarcirne, in alcuni casi, anche i danni. Le associazioni dei consumatori non stanno certo a guardare e mettono a disposizione un prestampato per intimare all’azienda distributrice di provvedere al rimborso dell’iva indebitamente trattenuta, è sufficiente visitare il sito della ADUSBEF o collegarsi a questo link: http://www.adusbef.it/download.asp?Id=549&C=X - 9 lug 2005 per scaricare direttamente il modulo. Anche numerose amministrazioni comunali, si sono adoperate per rendere giustizia, tra loro i comuni di Cagliar, Orvieto, Jesi, e non ultimo, tanto per avvicinarci, Alfonsine. C’è da sperare che un vento sostenuto di Libeccio possa portare qualche ispirazione anche alle amministrazioni dalle nostre parti. |